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PERASTO – DALMAZIA 23 AGOSTO 1797:
DISCORSO DEL CAPITANO CONTE GIUSEPPE VISCOVICH

TI CON  NU,  NU CON TI

Il 12 maggio 1797 tramontava la Repubblica Veneta; in diverse zone, però, le popolazioni continuarono a rimanere fedeli alla Repubblica anche nelle settimane, nei mesi successivi. E' il caso di Perasto, località sulle bocche di Cattaro (Dalmazia, ora Montenegro), che solo il 23 agosto 1797 ammainò la Veneta bandiera del Leone di San Marco.

Premessa

Nel 1368, durante un terribile assedio, i Perastini offrirono spontaneamente il loro aiuto alla flotta Veneziana, così Perasto ebbe il privilegio di essere nominata dal governo della Repubblica di Venezia “FEDELISSIMA GONFALONIERA”, e tale privilegio venne mantenuto fino alla fine della Repubblica. Il privilegio consisteva nel conservare, in tempo di pace, il Vessillo di guerra della flotta Veneta nella casa del Capitano di Perasto mentre, in tempo di guerra, quando il gonfalone veniva issato sulla nave ammiraglia del “Capitano Generale da Mar” dell’armata navale Veneta, i Perastini ne erano suoi straordinari difensori.

Per tale scopo il Consiglio degli Anziani della Comunità di Perasto eleggeva ogni anno 12 Perastini, scelti fra i più valorosi e possenti, che, armati di sciabola, giuravano di morire piuttosto di permettere che la gloriosa bandiera subisse il disonore di cadere in mano nemiche.

Tra la metà di giugno e la fine di agosto del 1797, le comunità delle Bocche si erano riunite a congresso ed avevano deliberato di rimanere Veneziane ed indipendenti sotto il governo del loro Provveditore Straordinario: “La Provincia tutta protestò di essere Veneta, e di considerare nella figura rispettabile dell’Ecc.mo sign. Soranzo, quella del perduto affezionatissimo Padre (il Doge)”.

Purtroppo, a causa degli sconquassi causati dalle armate napoleoniche in Europa, il 22 agosto il Generale Maggiore e Comandante delle truppe imperiali austriache, barone Matia Rukavina, sbarcò sulle coste Cattarine ed occupò quella che allora era da loro definita “Albania Austriaca”.

Una cronaca manoscritta Perastina così narra:

“La mattina del 23 agosto convennero tutti i cittadini di ogni ceto e le genti del suo Territorio presso la casa del Capitano di Perasto, dove si trovavano custoditi il Gonfalone e la Bandiera di Campagna.
I dodici gonfalonieri ed i due alfieri guidati dal luogotenente, vi salirono per levare le venerande insegne, dinanzi alle quali vi si trattennero, commossi dalla solennità del momento, più di quanto avrebbero dovuto; sicchè uno dei Giudici della Comunità li raggiunse per invitarli a dare inizio alla mesta cerimonia.
Finalmente innalzate le insegne dai due alfieri preceduti dal Luogotenente, il Gonfalone di S. Marco vide per l’ultima volta le lame sguainate dei suoi gonfalonieri a fargli da spalliera e la Comunità, le corporazioni ed il popolo perastino seguirlo a passo grave verso la piazza S. Nicolò. Appena che vi furono giunti, il Capitano staccò quelle insegne dalle loro aste e contemporaneamente fu calata dal castello la bandiera Veneta fra il rimbombo della artiglierie di quella fortezza, che sparò 21 colpi di cannone, dai due bastimenti armati a difesa del porto (11 colpi ciascuno) e così di tutti gli altri vascelli mercantili che si trovavano sotto le rive di Perasto.
Le deposte insegne, sopra un bacile d’argento, furono trasportate in chiesa dal Luogotenente e da due Giudici nella chiesa, ove, ricevuti da Monsignore Abate e dal Clero, s’ avviarono verso l’ altare maggiore e vi posero sopra la cara reliquia. 
Il Capitano, Giuseppe Viscovich, tenne la seguente orazione:

Ti con  Nu,  Nu con Ti

"In sto amaro momento, in sto ultimo sfogo de amor, de fede al Veneto Serenisimo Dominio, al Gonfalon della Serenisima Republica, ne sia de conforto, o citadini, che la nostra condota pasada, che quela de sti ultimi tempi la rende più xusto sto ato fatal, ma virtuoxo, ma doveroso par nu.
Savarà da nu i nostri fioi, e la storia del  xorno la farà saver a tuta Europa che Perasto la ga degnamente sostegnudo  fin a l'ultimo  l’onor del Veneto Gonfalon, onorandolo co sto ato  solene e deponendolo bagnà da el nostro universal,  amaro  pianto.
Sfoghemose, citadini, sfoghemose pur; ma in sti nostri ultimi sentimenti,  che i  sigilà  la  nostra gloriosa corsa soto el  Serenisimo Veneto Governo,  rivolgemose verso sta Insegna che lo rapresenta e su de ela  sfoghemo  el  nostro  dolor.
Par 377 ani la nostra fede, el nostro valor, la ga senpre custodia par terra e par mar, par tuto indove che i ne ga ciamà i so nemisi, che li xe stai pur queli dela Religion. Par 377 ani le nostre sostanse, el nostro sangue, le nostre vite, le xe senpre stae par Ti, San Marco; e felicisimi sempre se gavemo reputà, Ti co nu, nu co Ti; e senpre co Ti sul mar nu semo stai ilustri e virtuoxi.
Nisuni co Ti ne ga visto scanpar,  nisuni co Ti ne ga visto vinti e spauroxi!
E se sti tenpi prexenti, infelici par inprevidensa, par disension, par arbitrii ilegali, par visi ofendenti la natura e el gius dele xenti no Te gavese cavà via,  par  Ti in perpetuo sarave  stae le nostre sostanse,  el nostro sangue,  la vita nostra, e  pitosto che vedarTe vinto e dexonorà dai Toi, el corajo nostro, la nostra fede, se gaverave sepelio soto de Ti.⿨Ma xa che altro no ne resta da far par Ti, el nostro cuor sia l'onoratisima to tonba, e el più puro e el più grando to elogio le nostre lagrime".

Il Capitano Viscovich, deponendo le insegne, s’inginocchiò davanti all’'Altare, e rivolto al piccolo nipote che gli era accanto, disse:

“Inxenocite anca ti; basile, e tienile a mente par tuta la vita”.